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Scrivere
mentre è in corso il massacro di civili iracheni diventa ogni giorno più
difficile, ma, per chi è spettatore di una guerra che non avrebbe voluto
e della quale vorrebbe vedere la fine immediata, resta solo l'impotenza
e la disperata possibilità di riflettere sui perché di tutto ciò. Ci è
stato detto che questa è una guerra per portare la democrazia in Iraq,
posto che a questa motivazione oggi ci credono solo Berlusconi e Tajani,
vorrei per un momento prenderla per vera, così facendo mi vengono in
mente una serie di "ma".
Ma dove erano gli Stati Uniti (intendendo il governo americano e la sua
politica, non i cittadini americani) quando tiranni sanguinari, tanto e
più di Saddam, perseguitavano, uccidevano e torturavano le popolazioni
del Cile, del Venezuela, dall'Argentina?
Dove erano gli Stati Uniti ed il civile occidente quando da oltre 15
anni il popolo curdo e i comunisti iracheni venivano sterminati da
Saddam Hussein?
Ma dove sta la democratica America quando usa ancora la pena di morte?
Di Saddam non parlo perché non casco nel gioco sciocco di definirlo oggi
"dittatore sanguinario", in molti lo abbiamo sempre riconosciuto come
tale ieri, 8 mesi fa, 12 anni fa. Lo stesso non hanno fatto quei governi
che avevano affari di vario tipo con il dittatore Saddam, quegli stessi
governi che ora informano il mondo intero che in Iraq, inaspettata
scoperta, vi è un terribile tiranno da abbattere.
Ma poi è veramente possibile seminare bombe e raccogliere democrazia? E'
possibile costruirla sulle macerie dei corpi senza vita di un popolo del
quale si è voluta avvilire anche la cultura e la civiltà?
La democrazia non si esporta sulle navi piene di soldati, si costruisce
con il dialogo, lo scambio, la conoscenza, il rispetto, con l'aiuto ed
il sostegno politico.
Con l'atteggiamento dei "liberatori armati" si sta facendo di un
criminale un eroe, al quale oggi il mondo arabo, illudendosi, chiede la
soluzione dei numerosi problemi che lo affliggono e dei quali mai
l'occidente, nonostante appelli e risoluzioni Onu, si è fatto carico.
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