Partito dei Comunisti Italiani - Federazione di GROSSETO   
Via D'Azeglio n. 3 -  tel. 0564 24858 - 
e-mail:
comunisti_italiani@yahoo.it

NO ALLA GUERRA

Intervento di Oliviero Diliberto alla Camera durante il dibattito sulla crisi irachena

Oliviero Diliberto

Roma, 19 marzo 2003

Signor Presidente,
colleghi,
la mia generazione non ha vissuto la tragedia della guerra. E, credetemi, pensavo, ingenuamente, che l'Italia non la avrebbe più vissuta. Così volevano coloro che scrissero la Costituzione: "l'Italia ripudia la guerra". Ripudia, non semplicemente rifiuta: ripudia. Parola che contiene una condanna politica, ma anche e soprattutto morale.

L'Italia, la vostra Italia, ora apprezza la guerra. Sono le parole del presidente del consiglio, che ha apprezzato la decisione americana di entrare in guerra. Senza alcuna legittimazione internazionale, violando la Costituzione, distruggendo l'unità europea. In spregio alle parole del pontefice, che pure avete ipocritamente applaudito in quest'aula. Milioni di donne e uomini hanno manifestato contro la guerra. Li avete ignorati o derisi.
L'onorevole Berlusconi apprezza la guerra.
E' terribile. E non so neppure se ve ne rendete conto sino in fondo. Il governo va avanti, indossa l'elmetto, obbedisce agli ordini.
Dopo questa guerra, di evidente stampo colonialista, dopo altre centinaia di migliaia di morti innocenti, dopo altre distruzioni - queste sì, di massa -, dopo decine di migliaia di profughi che avremo il dovere di accogliere nel nostro Paese, nulla sarà più come prima. L'equilibrio mondiale è definitivamente in frantumi. L'America non è mai stata così forte, ma al contempo non è mai stata così debole.
Vive come in un fortino assediato. E' contro l'Onu, contro i principali Stati europei, contro la Russia, contro la Cina, contro l'intero popolo islamico, sparso in tre continenti. Un fortino assediato che si prepara alla guerra preventiva, ma anche permanente. E l'Italia, con l'America, chiusa dentro a quel fortino. Assediati anche noi, ma ben più deboli, molto più esposti alle rappresaglie, alle vendette, al terrorismo.
E' la nuova guerra globale, contro cui esiste solo il terrorismo globale. Nemico mortale, certo. Ma che non si combatte con la guerra: perché il terrorismo è alimentato proprio dai morti, dagli embarghi, dalla disperazione, dall'odio, dalla paura. La tragedia palestinese lo insegna. Ma siete ciechi. O, meglio, non volete vedere.
La guerra era già decisa. Una guerra intrapresa non già per rovesciare un tiranno - a suo tempo aiutato e finanziato dagli Usa, quando Saddam serviva contro un altro nemico. La guerra serve ad occupare un'area strategica del mondo e i suoi pozzi di petrolio.
Avete già concesso, in spregio alla Costituzione - che prevede un voto del Parlamento che non c'è ancora stato - basi, sorvolo del territorio nazionale, piloti italiani, l'intero trasporto civile. E i nostri alpini, in Afghanistan, sono impegnati in azioni di guerra, in sostituzione di truppe di altri Paesi che andranno in Irak. Noi comunisti italiani vi chiediamo che vengano ritirati: e bene abbiamo fatto, a suo tempo, a votare contro quella spedizione.
Siamo già in guerra. Una guerra che non prevede confini o limiti temporali. Che non esclude - lo ha dichiarato il ministro della difesa americano - l'impiego dell'arma nucleare.
Ma vi rendete conto? Vi rendete conto in quale tragedia immane state conducendo il nostro popolo?
Decenni di politica di pace, di cooperazione, di confronto con il mondo arabo, tra culture e religioni diverse, decenni di positiva attività diplomatica sono andati in fumo. Ora l'Italia è priva di uno straccio di politica estera autonoma.
Grazie a voi, l'Italia è considerata un paese di servi. E' un amara constatazione, ma è la verità.
Dobbiamo continuare a batterci per la pace, anche dopo che saranno iniziati, ahimè, i bombardamenti. Saremo al fianco dei lavoratori che hanno indetto gli scioperi, saremo nelle manifestazioni, nelle assemblee, ovunque vi siano donne e uomini che intendono continuare a battersi contro la guerra. Perché tutti noi abbiamo un dovere.
La mia generazione ha ricevuto un regalo grandissimo dai nostri genitori. Ed io me ne sono reso conto solo ora che è in pericolo. Il regalo di averci fatto nascere, crescere e diventare adulti in un'Italia amante della pace. Regalo che non ha prezzo. E che i nostri genitori hanno conquistato con la Resistenza e la Costituzione. Oggi noi abbiamo il dovere di cercare di fare ai figli della nostra generazione un analogo regalo. Nascere, crescere e diventare adulti in una Italia altrettanto amante della pace. Sarà purtroppo difficilissimo nella nuova e tragica situazione che state determinando.
Ma noi lo faremo con tutte le nostre forze. Dedicheremo alla causa della pace ogni nostra energia. E' il tragico compito di fronte al quale ci troviamo, per colpa di una classe dirigente irresponsabile e criminale. A questo compito, state pur certi, noi non ci sottrarremo. Questa sporca guerra la farete non in nostro nome.

    < torna