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GROSSETO
UNA STRADA INTITOLATA
AD ALMIRANTE ?
NO GRAZIE
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L'ex Segr. del MSI Almirante |
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Dichiarazione di Marco Barzanti Segretario
Provinciale dei Comunisti Italiani |
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Mi è capitato
qualche giorno fa di leggere sui giornali che il comune di Grosseto ha deciso di
intitolare una strada a Giorgio Almirante segretario Msi. Almirante è bene
ricordarlo è colui che firmò le disposizioni contenute nel bando del 17 maggio
1944 in veste di capo di gabinetto del Ministro Mezzasomma, che portarono al
rastrellamento e alla fucilazione di ben 83 minatori di Niccioleta.
Una strada intitolata
ad Almirante ? No grazie. E’ sufficiente il suo curriculum per dire No. Queste
“idee” non sono nuove, sono molti anni che tra la destra e una parte della
sinistra cosiddetta “riformista” fanno a gara per mettere sullo stesso piano sia
coloro che hanno condiviso il nazifascismo, che si sono macchiati di crimini,
stragi, deportazioni, violenze di tutti i tipi e soprusi su chi era visto
inferiore o pericoloso politicamente, come ad esempio i partigiani, i comunisti,
gli antifascisti in generale e chi invece aveva scelto, sapendo i rischi che
correva, di lottare per la democrazia, la libertà e l’uguaglianza del nostro
Paese.
E nessuno può
chiedere che le motivazioni di chi combatté al fianco dei nazisti ed al servizio
della Germania, che occupava militarmente la Patria, siano equiparate a quelle
dei “Volontari della Libertà”, dei partigiani in armi e del popolo dei
resistenti. Si è superato ogni limite sopportabile di falsificazione della
storia, non già le insistenti e presuntuose “revisioni critiche” di questo o di
quel momento delle vicende drammatiche che hanno percorso l’Italia nel periodo
cruciale della guerra – dal 1940 al 1945 – ma il rovesciamento della realtà, con
il conseguente annullamento dei valori ideali, morali, politici che sono alla
base, appunto, della Costituzione repubblicana e del regime democratico.
Il revisionismo
storico in questi anni ha tentato di dimostrare che i morti della seconda guerra
mondiale erano tutti uguali. La morte come tale è sicuramente uguale per tutti
siano essi ricchi o poveri, comunisti o fascisti. Prima della morte, però c’è la
responsabilità dell’individuo, delle scelte che egli compie. Essere un
partigiano voleva dire combattere, rischiare la propria vita e quella dei propri
cari per cambiare una società violenta, senza giustizia e regolata dal regime
fascista.
Molte
cose sono cambiate nel corso degli anni e sembra farsi per molti irresistibile,
tra revisionismo, giustificazionismo o puro e semplice oblio, la tentazione di
liquidare il 25 aprile come una data ormai obsoleta, simbolo di
valori superati e/o intitolare piazze e vie ad uomini che a suo tempo decisero
di abbracciare gli ideali di Hitler e Mussolini.
Noi manifesteremo e continueremo
la nostra azione politica, verso una maggiore sensibilizzazione delle
istituzioni locali e verso le scuole, i ragazzi per la difesa dei principi
inalienabili di libertà e di giustizia, di pace e di eguaglianza sanciti dalla
Costituzione nata dalla Resistenza e per ricordare la differenza di chi
condivideva gli ideali nazisti e chi invece combatteva per la libertà.
Grosseto, 17 agosto 2005
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ALMIRANTE - BASTA CON LA
FALSIFICAZIONE DELLA STORIA
Dichiarazione di Marco Barzanti Segretario
Provinciale dei Comunisti Italiani
Basta con il revisionismo della storia. Il comune
di Grosseto e vari fautori sostengono la necessità di intitolare una strada a
Giorgio Almirante segretario Msi. Almirante è bene ricordarlo è colui che firmò
le disposizioni contenute nel bando del 17 maggio 1944 in veste di capo di
gabinetto del Ministro Mezzasomma, che portarono al rastrellamento e alla
fucilazione di ben 83 minatori di Niccioleta. Una strada intitolata ad
Almirante ? No grazie. E’ sufficiente il suo curriculum per dire No. Queste
“idee” non sono nuove, sono molti anni che tra la destra e una parte della
sinistra cosiddetta “riformista” fanno a gara per mettere sullo stesso piano sia
coloro che hanno condiviso il nazifascismo, che si sono macchiati di crimini,
stragi, deportazioni, violenze di tutti i tipi e soprusi su chi era visto
inferiore o pericoloso politicamente, come ad esempio i partigiani, i comunisti,
gli antifascisti in generale e chi invece aveva scelto, sapendo i rischi che
correva, di lottare per la democrazia, la libertà e l’uguaglianza del nostro
Paese. E nessuno può chiedere che le motivazioni di chi combatté al fianco dei
nazisti ed al servizio della Germania, che occupava militarmente la Patria,
siano equiparate a quelle dei “Volontari della Libertà”, dei partigiani in armi
e del popolo dei resistenti. Si è superato ogni limite sopportabile di
falsificazione della storia, non già le insistenti e presuntuose “revisioni
critiche” di questo o di quel momento delle vicende drammatiche che hanno
percorso l’Italia nel periodo cruciale della guerra – dal 1940 al 1945 – ma il
rovesciamento della realtà, con il conseguente annullamento dei valori ideali,
morali, politici che sono alla base, appunto, della Costituzione repubblicana e
del regime democratico. Il revisionismo storico in questi anni ha tentato di
dimostrare che i morti della seconda guerra mondiale erano tutti uguali. La
morte come tale è sicuramente uguale per tutti siano essi ricchi o poveri,
comunisti o fascisti. Prima della morte, però c’è la responsabilità
dell’individuo, delle scelte che egli compie. Essere un partigiano voleva dire
combattere, rischiare la propria vita e quella dei propri cari per cambiare una
società violenta, senza giustizia e regolata dal regime fascista. Molte cose
sono cambiate nel corso degli anni e sembra farsi per molti irresistibile, tra
revisionismo, giustificazionismo o puro e semplice oblio, la tentazione di
liquidare il 25 aprile come una data ormai obsoleta, simbolo di valori superati
e/o intitolare piazze e vie ad uomini che a suo tempo decisero di abbracciare
gli ideali di Hitler e Mussolini. Noi manifesteremo e continueremo la nostra
azione politica, verso una maggiore sensibilizzazione delle istituzioni locali e
verso le scuole, i ragazzi per la difesa dei principi inalienabili di libertà e
di giustizia, di pace e di eguaglianza sanciti dalla Costituzione nata dalla
Resistenza e per ricordare la differenza di chi condivideva gli ideali nazisti e
chi invece combatteva per la libertà.
Grosseto, 9 novembre 2005 |
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