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Il 14 luglio 2005 per la quarta volta in
tre anni sciopereranno i magistrati. Sciopereranno perché l’art. 101 della
Costituzione li assoggetta soltanto alla legge. Perché l’art. 104 della
Costituzione definisce la magistratura un ordine autonomo e indipendente da ogni
altro potere, l’art. 110 della Costituzione limita i poteri del Ministro della
Giustizia all’organizzazione e al funzionamento dei servizi relativi alla
giustizia. Con la riforma dell’ordinamento giudiziario, portata avanti a colpi
di fiducia e rispetto alla quale non sono stati tenuti in considerazione i
rilievi del Presidente della Repubblica che nel dicembre scorso, rinviò la legge
al Parlamento, si vuole un giudice assoggettato al potere politico, isolato, ma
non in nome di principi superiori, di una migliore amministrazione della
giustizia, dell’interesse dei cittadini.
La riforma dell’ordinamento giudiziario, del
Ministro Ing. Castelli, è frutto di un elaborato disegno tratteggiato da questo
governo per annullare la forza della nostra magistratura divenuta troppo scomoda
per certi poteri. Una magistratura che ha sempre saputo mantenersi indipendente
dai poteri dello stato e che non solo deve continuare, ma deve essere aiutata a
rimanere indipendente dai poteri dello stato e dalla politica. E per farlo ha
bisogno di mezzi, di uomini, di idee, e di cultura.
Solo in un paese dove la classe politica si
riappropri del principio di legalità potremo avere una magistratura efficace.
Dove il principio di certezza del diritto (più che della gravità delle pene -
per i più deboli - o della lievità delle stesse - per i più forti) divenga un
punto imprescindibile della società potremo avere una vera giustizia. Solo
ascoltando i bisogni della magistratura potremo avere un'amministrazione della
giustizia degna di questo nome. Per fare ciò non abbiamo certo bisogno di una
(contro) riforma dell’ordinamento giudiziario, né di tutte quelle inutili leggi
varate in questi ultimi anni dal governo Berlusconi. L’Italia ha bisogno di
credere nella giustizia come valore, ha bisogno di poche norme, ma che siano
rispettate e fatte rispettare. Ha bisogno di giudici perché la giustizia sia
veloce e quindi efficace e dissuasiva per chi intende approfittarsi della durata
dei processi. Ha bisogno di mezzi. Con la riforma proposta non si andrà incontro
a nessuno di tali obbiettivi, anzi la Magistratura ne uscirà indebolita e
isolata. Il nostro Governo sta trattando la Magistratura come un nemico da
combattere: sarà, forse, perché ne teme il giudizio?
Grosseto, 12 luglio 2005
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