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Non
ci voleva un mago o un veggente per immaginare quali fossero le linee guida del
nuovo Piano Industriale del cosiddetto rilancio della Mabro. In Italia sono
decenni che assistiamo inerti alle ricette degli amministratori delegati di
turno che provvedono al risanamento delle industrie italiane a suon di tagli
all’occupazione. Mandando a casa i lavoratori, i datori di lavoro risparmiano,
mantenendo le produzioni e incrementando i profitti. Si sperava che l’annunciato
Piano Industriale della Mabro non toccasse le lavoratrici e invece, se non ci
uniremo a loro per salvare i posti di lavoro, saranno in 80 a tornare a casa.
Nessuno ci venga a raccontare che i tagli salveranno l’azienda è un film già
visto tante volte, troppe per crederci. Quando un’azienda inizia a tagliare i
posti di lavoro non si ferma più, perché è molto più facile tagliare il
personale che attuare una vera e seria politica industriale.
Quale sarà il futuro delle
ottanta famiglie che si troveranno con uno stipendio in meno a casa, che
dovranno pagare il mutuo, l’affitto e le tante spese per vivere ?
Probabilmente i lavoratori non
sono importanti perché costano, hanno esigenze, le donne vanno anche in
maternità, è molto meglio emigrare in qualche altro Paese dove i diritti dei
lavoratori non esistono, dove i costi del lavoro sono molto più bassi e quando
si decide di chiudere un’attività nessuno manifesta o disturba.
Siamo e saremo al fianco delle
lavoratrici e dei lavoratori della Mabro, della Rsu, e come sempre combatteremo
con voi questa ennesima sfida contro ogni forma di licenziamento, per la
salvaguardia del diritto al lavoro e alla vita.
Grosseto, 23 febbraio 2006
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