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Danutsa

Dichiarazione della Segreteria dei Comunisti Italiani di Follonica

 

 Trovare le parole giuste all’indomani della morte di un esserino appena affacciatosi alla vita è veramente difficile. Un evento terribile come questo ci impone però delle riflessioni utili ad evitare in futuro tragedie simili. Non cerchiamo responsabilità dirette: povertà ed emarginazione sociale hanno radici complesse ed articolate.

La nostra città sempre più si deve confrontare con il problema dell’immigrazione che non è un problema di ordine pubblico, bensì un problema umanitario.

Viviamo in una società in cui la ricchezza non è distribuita in modo equo, in cui una piccola parte della popolazione mondiale, quella occidentale, vive nello spreco, alle spalle degli altri tre quarti del pianeta.

E’ una società che provoca enormi flussi migratori di esseri umani in cerca di condizioni di vita migliori.

Compito della politica è quello di gestire questi problemi con intelligenza e sensibilità amalgamando con armonia vecchie e nuove culture, tradizioni ed esigenze collettive.

Abbiamo ascoltato con stupore e indignazione la giustificazione di qualcuno che ha affermato che solo una serie di coincidenze negative ha fatto sì che lo sgombero dell’area in cui ha trovato la morte la piccola Danutsa fosse stato rimandato.

Senza voler speculare su una tragedia simile ci chiediamo se questa sia la giusta sensibilità con cui affrontare simili drammi.

I vecchi immobili in disuso, le baracche di legno e di cartone non sono luoghi dove vivere, soprattutto per questioni di sicurezza come la realtà dei fatti ha tristemente dimostrato, ma per chi non ha nulla e vive nomade per sfortuna o per scelta e per chi è nomade, i vecchi immobili, le baracche di legno e cartone, così come i ponti e le fogne sono comunque meglio del cielo stellato.

La politica degli sgomberi rappresenta solo l’infame rappresentazione di un lavaggio di coscienza amministrativo.

Gli esseri umani non si sgomberano, casomai si trasferiscono in luoghi più accoglienti e strutturati, e con essi si cominciano percorsi sociali, di relazione e d’integrazione che consentano loro la possibilità  di una crescita personale e culturale.

Anche se fosse stato effettuato lo “sgombro”, dove si sarebbe compiuto il destino di Danutsa: a trenta o quaranta chilometri da qua? Sarebbe stato diverso? Sarebbe stato risolto il problema?

Noi italiani di oggi siamo gli emigranti di ieri. Non lo dimentichiamo: quei bambini bruciati potevamo essere noi.

Follonica 28 marzo 2007

  

 

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