Partito dei Comunisti Italiani - Federazione di GROSSETO   
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1° MAGGIO

BASTA MORTI

INVESTIAMO SUI LAVORATORI

Dichiarazione di Marco Barzanti Segretario provinciale dei Comunisti Italiani


 La ricorrenza del 1° Maggio ci riporta alla memoria i compagni lavoratori protagonisti dalla fine dell'800 di tante battaglie e lotte per i diritti e la dignità della persona, quei lavoratori invisi a ciò che di peggio ha prodotto il nostro paese e che la storia ricordi come Benito Mussolini che fin dall'inizio del suo regime, nel 1921, abolì la festa del primo maggio, la festa del lavoro, spostandone la celebrazione al 21 aprile (il cosiddetto Natale di Roma), o come la mafia mandante della strage di Portella della Ginestra, il 1° maggio 1947 quando la banda di Salvatore Giuliano, perpetrò una strage di braccianti riuniti pacificamente con i familiari per la festa dei lavoratori, pochi giorni dopo le elezioni regionali che avevano visto il successo del Blocco del popolo (Pci e Psi).
Ai mafiosi e ai fascisti i lavoratori evidentemente non piacevano. Non piacevano perché rappresentavano una nuova forza, viva, che poteva diventare potere e che avrebbe potuto spazzare via il loro.

I lavoratori non piacevano neppure al governo del centrodestra, viste le leggi introdotte. I lavoratori oggi sono più poveri, più deboli, più ricattabili, con lavori sempre più precari.

Oggi il 1° Maggio, deve rappresentare un momento di lotta contro le morti dei lavoratori, contro chi vuole più flessibilità, contro chi vuole meno diritti, contro chi vuole far tornare i lavoratori schiavi e ricattabili.  Il lavoro torni a essere un diritto di tutti come sancito dalla Costituzione Repubblicana, affinché ogni persona abbia la possibilità di concorrere con la propria attività o la propria funzione al progresso materiale o spirituale della società. Impedire ai cittadini di partecipare al progresso della società è quanto di più antidemocratico possa esistere.


Il Partito dei Comunisti Italiani ha posto, anche qualche giorno fa al 4° Congresso Nazionale di Rimini, il lavoro al primo punto del suo programma politico, ognuno di noi ha diritto di partecipare alla vita del paese e ha diritto alla propria dignità di persona.

Il governo dell’Unione deve abrogazione la L.30 sul lavoro e la L.53 sulla scuola, è necessario eliminare i subappalto e investire per la sicurezza dei luoghi di lavoro.

Dall’inizio dell’anno solo in Toscana sono morti 70 lavoratori ed è un dato in aumento. Ogni anno nel nostro Paese muoiono 1400 lavoratori di cui il 20 % sono stranieri, il 50 % “dipendenti” da ditte in subappalto.

La politica, le istituzioni devono lavorare investendo sui lavoratori e sulla sicurezza con norme che tutelano ed estendono i diritti, dobbiamo tutti insieme impedire alle società, alle ditte di poter utilizzare la vita di un lavoratore, la sua dignità di uomo come se fosse un gioco.

Un gioco crudele che molto spesso uccide. 

 Grosseto, 30 aprile 2007

MORTI BIANCHE

BASTA CON

LA FLESSIBILITA’

E LA PRECARIETA’

DEI LAVORATORI

Dichiarazione di Marco Barzanti Segretario Provinciale dei Comunisti Italiani

 

La politica, le istituzioni devono uscire da questo limbo silenzioso, dobbiamo tutti insieme impedire alle società, alle ditte di poter utilizzare la vita di un lavoratore, la sua dignità di uomo come se fosse un gioco. Un gioco crudele che molto spesso uccide.  Ancora morti sul lavoro. Ancora morti, ancora feriti, ancora persone, famiglie nel dolore. A pagare sono tutte le categorie di lavoratori: giovanissimi, anziani, stranieri.

Dall’inizio dell’anno solo in Toscana sono morti 26 lavoratori ed è un dato in aumento.  Due a Grosseto in pochi giorni. In Italia sono morti nell’ultimo anno 1500 lavoratori di cui il 20 % sono stranieri, il 50 % “dipendenti” da ditte in subappalto. E i lavoratori pagano con la vita e con le ferite, perché la sicurezza non paga, bensì costa ai datori di lavoro. Costa un prezzo che molti politici a destra come al centro fanno passare come un costo eccessivo, come un costo da abbassare.

Siamo di fronte a una vera e propria emergenza. Un’emergenza sociale, che priva le persone della naturale speranza nel futuro, un’emergenza economica per l’intero Paese, che sta provocando danni terribili. La dignità umana non ha prezzo. E il nostro impegno nella società deve essere concentrato nella difesa della dignità del lavoro, lavoro che deve tornare a essere  il fulcro della politica, l'obbiettivo principale di ogni democrazia. “La sfida di oggi nei paesi industrializzati e' realizzare la giusta sinergia fra Stato e mercato fra livello nazionale  e globale, fra azione collettiva e locale, fra azione pubblico e privata.

Questa situazione drammatica non è riservata solo ai giovani in cerca di prima occupazione, giovani quasi sempre senza qualifiche o con qualifiche molto alte, ma anche a persone insospettabili, quarantenni e cinquantenni disoccupati di ritorno espulsi da quelle aziende che consideravano punti fermi della loro vita e per i quali trovare nuove possibilità d’impiego diventa arduo e impossibile.
Da qui l’aumento del lavoro precario e del lavoro insicuro. E’ fondamentale che le Asl, proceda al rafforzamento dei controlli, assumendo ispettori che verifichino i cantieri ed investano come per legge, il 5% del loro bilancio in prevenzione con interventi finanziati mirati. La disoccupazione rappresenta il fallimento più drammatico dei mercati uno spreco della nostra risorsa più preziosa.

La responsabilità primaria del governo e' di mantenere l'economia a livelli di piena occupazione. La soluzione non può arrivare semplicemente da una maggiore “flessibilita' del mercato del lavoro” che ormai e' diventata quasi una formula in codice per dire salari più bassi e minore sicurezza del posto di lavoro. Ma allora perché disperdere energie? Perché far pagare ai lavoratori il disprezzo per la legalità? Come in qualsiasi società civile i datori di lavoro hanno l'obbligo giuridico, se non interessa loro quello morale, di assicurare ai prestatori di lavoro le migliori condizioni per la loro sicurezza, per evitare pericoli.

Ma questi semplici concetti sembrano estranei al pensiero comune. Ancora oggi, qualcuno cerca di giustificare la necessità di togliere diritti ai lavoratori per creare un mercato del lavoro in cui le imprese possano competere nel mercato globale. I disastri di questa politica fallimentare sono sotto gli occhi di tutti i cittadini: è necessario cambiare strada, riaffermando la necessità di estendere i diritti ai lavoratori, applicando e facendo applicare davvero la normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e non chiudendo un occhio. 

 Sui problemi del lavoro è assordante la mancanza di risposte e fatti contro questo continuo stillicidio di vittime, dobbiamo passare dalla costernazione ai fatti concreti, per evitare con l'inutilità dell'ennesima morte il moltiplicarsi del dolore.

Grosseto, 19 aprile 2007

Primo documento riferito alla morte del giovane alla Fornace S. Lorenzo

 Ancora morti sul lavoro. Ancora morti, ancora feriti, ancora persone, famiglie nel dolore. A pagare sono tutte le categorie di lavoratori: giovanissimi, anziani, stranieri, donne come l'ultima prima di Pasqua carbonizzata nello stabilimento dell'Arena. E pagano i lavoratori con la vita e con le ferite, perché la sicurezza non paga, bensì costa ai datori di lavoro. Costa un prezzo che molti politici a destra come al centro fanno passare come un costo eccessivo, come un costo da abbassare.

Ma come si fa ad abbassare un costo se in esso è compreso: uno stipendio che possa assicurare condizioni di vita dignitose per una famiglia, la sicurezza della prestazione lavorativa e una pensione decente? Che cosa siamo disposti a rinunciare come società per poter consentire a un imprenditore di continuare a trarre i suoi profitti non con il lavoro proprio ma col lavoro degli altri?

La risposta che ci sentiamo di poter dare è nulla. Perché la dignità umana non ha prezzo. E il nostro impegno nella società deve essere concentrato nella difesa della dignità del lavoro, lavoro che deve tornare a essere  il fulcro della politica, l'obbiettivo principale di ogni democrazia. “La sfida di oggi nei paesi industrializzati e' realizzare la giusta sinergia fra Stato e mercato fra livello nazionale  e globale fra azione collettiva e locale fra azione pubblica e privata. Desidero sottolineare quanto sia importante mantenere l'economia il più possibile vicina al livello di piena occupazione.

La disoccupazione rappresenta il fallimento più drammatico dei mercati uno spreco della nostra risorsa più preziosa. La responsabilità primaria del governo e' di mantenere l'economia a livelli di piena occupazione. La soluzione non può arrivare semplicemente da una maggiore “flessibilita' del mercato del lavoro” che ormai e' diventata quasi una formula in codice per dire salari più bassi e minore sicurezza del posto di lavoro.

Anche l'Europa deve riaffermare il suo impegno per la piena occupazione” Questi pensieri non sono di un pericoloso bolscevico come direbbe qualcuno, ma di Joseph E. Stiglitz, professore di economia alla Columbia University, premio nobel per l'economia nel 2001, ex consigliere di Clinton, ex vice presidente della Banca Mondiale. Una persona che non ci assomiglia probabilmente ma che ci fa capire che anche dal punto di vista capitalistico la tutela del lavoro non è solo un costo.

Ma allora perché disperdere energie? Perché far pagare ai lavoratori il disprezzo per la legalità? Come in qualsiasi società civile i datori di lavoro hanno l'obbligo giuridico, se non interessa loro quello morale, di assicurare ai prestatori di lavoro le migliori condizioni per la loro sicurezza, per evitare pericoli. Ma questi semplici concetti sembrano estranei al pensiero comune.

La Regione Toscana detiene un non invidiabile record sugli incidenti e sulle morti bianche nel mondo del lavoro. Nonostante l'impegno della politica e il nostro in particolare sull'estensione dei diritti in agricoltura, con la proposta di legge contro i subappalti, per la sicurezza, contro le cadute dall'alto in edilizia, con l'impegno per l'assunzione di 1500 nuovi ispettori del lavoro, contro il lavoro precario con una nuova proposta di legge nazionale e con i fondamentali emendamenti in finanziaria per la stabilizzazione di 60.000 precari nella scuola e 500.000 precari negli enti pubblici. Ma la politica di oggi è ancora troppo distante dai problemi concreti del mondo del lavoro.

Ancora oggi, qualcuno cerca di giustificare la necessità di togliere diritti ai lavoratori per creare un mercato del lavoro in cui le imprese possano competere nel mercato globale. I disastri di questa politica fallimentare sono sotto gli occhi di tutti i cittadini: è necessario cambiare strada, riaffermando la necessità di estendere più diritti possibile a più lavoratori possibile e non il contrario; applicando e facendo applicare davvero la normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e non chiudendo un occhio. 

Sui problemi del lavoro è assordante il silenzio della politica e soprattutto è assordante la mancanza di risposte e fatti contro questo continuo stillicidio di omicidi dobbiamo passare dalla costernazione a fatti concreti, per evitare con l'inutilità dell'ennesima morte il moltiplicarsi del dolore.

 Grosseto, 11 aprile 2007
 

 

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