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Vicenza: il governo non si oppone.

Pdci: siamo delusi

 

Base di Vicenza: il governo non si oppone.

Con questa formula Prodi ha annunciato la decisione del governo, che di fatto si uniforma alle scelte ed alle promesse fatte dal governo Berlusconi all’amministrazione americana. Si tratta di un duro colpo alla popolazione vicentina e a quanti avevano sperato in una inversione di tendenza nella nostra politica estera e quindi anche nella gestione della basi americane in Italia.

 

Oliviero Diliberto, intervenendo a caldo alla notizia, ha dichiarato: “Sono molto deluso, molto dispiaciuto. Posso capire i problemi di Prodi, ma non condivido assolutamente la decisione del governo sull'ampliamento della base Usa a Vicenza. A questo punto chiedo a maggior ragione il coinvolgimento della popolazione e che si faccia subito il referendum”.

 

Anche Manuela Palermi, dal Senato, ribadisce che non ci si aspettava tale presa di posizione dal governo. “Le ultime prese di posizione in politica estera avevano dato il senso di una discontinuità forte, di una ripresa dell’autonomia del nostro Paese. Ancora una volta, invece, ci mettiamo al carro della politica statunitense. Una politica non solo sbagliata, ma anche fallimentare: basta vedere come vanno le cose in Iraq, in Afghanistan o in Africa.

Il governo sta operando uno strappo grave in merito anche agli impegni assunti con i senatori pacifisti durante il voto sulla missione in Afghanistan. Allora votammo sì alla fiducia anche perché in una lettera il ministro Parisi affermava che non c’era alcun accordo sottoscritto bilateralmente in modo definitivo tra Italia e Usa circa l'insediamento della nuova base Usa a Vicenza.

 

Oggi quegli impegni sembrano non avere più alcun valore”. Per il responsabile Esteri del Pdci serve una mobilitazione unitaria nazionale di tutti coloro che si oppongono alle basi Nato e Usa. 

''La lotta della città di Vicenza contro la trasformazione dell'aeroporto in una base di guerra dimostra che sta crescendo nel nostro paese, ben oltre i confini tradizionali della sinistra, l'insofferenza per l'arroganza degli Usa e la richiesta alla politica di difendere la sovranità e la dignità nazionale. Male ha fatto Prodi - aggiunge Venier - a dare il via libera ad una postazione Usa direttamente funzionale alla guerra di Bush e quindi contraddittoria con la nuova politica estera italiana''

Roma 17 gennaio 2007 

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